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Economia solidale: falsi miti, indiani, furbetti ed eroi

Ciao a tutti,

oggi mi va di scrivere un po' e di conoscere (come sempre) il vostro parere.

Da ormai qualche anno frequento con gioia (ma anche con qualche amarezza) il mondo dell'economia solidale italiana e, oltre a credere che rappresenti uno dei più importanti ambiti dell'innovazione culturale e sociale del nostro Paese, sono convinto che al suo interno ci siano persone, gruppi ed articolazioni di valore che potenzialmente avrebbero la forza, le competenze e le energie per cambiare davvero in meglio le cose.

MA, a mio parere, (r)esistono dei falsi miti che rallentano e forse danneggiano notevolmente l'affermarsi vero, concreto e significativo di un altro modo di fare economia, di pensare il mondo, la vita stessa.

Piccolo è bello: vero, spesso nelle ridotte dimensioni si nasconde la bellezza del dettaglio, del particolare ma siamo sicuri che quando si parla di imprese sociali, nella loro accezione più ampia, piccolo (in Italia potremmo tranquillamente sostituire con micro) non significhi impossibilità o quasi di operare in un ambiente fortemente competitivo e "drogato" dalle imprese profit, spesso e volentieri multinazionali, che tanto hanno investito ed investono per educarci a consumare (i loro prodotti e servizi, ovviamente)?

Riserve indiane: "non bisogna chiudersi, bisogna essere inclusivi, bisogna avere visibilità". Certo, questa affermazione mi trova d'accordo ma un errore (sempre secondo me) che si commette è confondere l'obiettivo da perseguire con gli strumenti e le strategie per farlo. Chiunque abbia studiato comunicazione/marketing/vendite sa che sparare nel grande mucchio (online anche spesso e volentieri selvaggio), quindi usare tecniche e strumenti generalisti, lascia il tempo che trova e lo si può fare solo se ce lo si può permettere, se si hanno grandi capitali. Ciò che importa davvero è trovare il e parlare al proprio pubblico e...siamo sicuri che sia pronto a prestare la dovuta attenzione a certi temi in ambienti dove "ci sono tutti e si trova tutto"?

W i prodotti...e i servizi sono solo un optional e devono essere gratuiti. Ciò che mangiamo, come viene prodotto, da chi e con quali criteri è importantissimo sapere ma i servizi, quelli intangibili che a volte forniscono valore aggiunto elevato, sembrano dovuti, gratuiti per definizione o, nella migliore delle ipotesi, "devono essere a carico degli enti pubblici". Perché? Perché vedo sempre più programmatori, sistemisti, ricercatori del mondo Ecosol che non riescono a far percepire e far quindi valorizzare il loro lavoro?

Furbetti. Quelli che "entro se mi garantisci X utenti, Y visite, Z vendite, se al nostro gruppo cedi quote di proprietà, ecc.". Ne ho purtroppo incontrati parecchi in questi anni, deleteri per il mondo Ecosol, operatori che ragionano in termini strettamente profit con la apparentemente buona motivazione "i conti devono quadrare" che invece cela ben altri (dis)valori personali ed imprenditoriali. Sembrerebbe incredibile ma è così: di questi sarebbe bello iniziare a stilare una blacklist (eh sì,...sono drastico ma se vogliamo cambiare davvero...)

Esistono però, e sono tanti, e per fortuna, gli eroi. Piccoli gruppi ma troppo spesso singoli individui iper produttivi, poco aiutati perché "tanto fa lui/lei, è bravo/a".

No, i nostri eroi (per fortuna ne ho conosciuti molti di più che della triste categoria precedente), quelli che mettono anima, corpo, portafoglio e tutto ciò che possono dobbiamo supportarli, fare in modo che non arrivino al punto critico dell'"ora mi devo allontanare, devo rallentare perché non ce la faccio più, la famiglia mi reclama, ora ho bisogno di uno stipendio vero...". Punto che a volte può trasformarsi in punto di non ritorno.

Bisogna che con coerenza e costanza ci si liberi dei falsi miti e dei guastatori per concentrarci sui gruppi di eroi, aiutarli, farne parte e fare davvero rete.

Ciao

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  • Marco Geronimi Stoll
    By Marco Geronimi Stoll

    bell'articolo. 
    Conosco bene anche la questione dei servizi che affligge paradossalmente perfino quelli che erogano un servizio (es. se devo fare il sito di un agriturismo).

    Aggiungerei che queste personalità possono convivere facilmente nella stessa persona e mutarne l'indole a seconda dell'umore, delle gratificazioni e delle frustrazioni. E soprattutto dei conti, anche perché far tornare i conti fa parte dei "servizi".
    Quanto ai furbetti: niente di peggio dell'eroe frustrato che decide di diventare "realista": non sa fare il furbetto ma decide di diventarlo, e crea danni inenarrabili a sé e agli altri.

     

  • Davide Bi
    By Davide Bi

    Caro Michele, come ti dicevo in Calabria frequentando la RES italiana fin dalla sua costituzione non posso che confermare le tue osservazioni. In particolare per molti GAS, per come sono nati forse, tutto ciò che non fa parte delle relazioni "dirette" con alcuni agricoltori, rientra nella categoria delle intermediazioni da rifiutare. Significative in proposito le risposte dei gasisti lombardi alla domanda su come viene gestita la spesa collettiva (vedi mie riflessioni sulla ricerca cui ho partecipato come Tavolo RES in "Un'economia nuova, dai GAS alla zeta"): la quasi totalità afferma di non utilizzare "soggetti esterni", compresi i GAS di Varese, dove l'intermediazione è gestita dalla coop.va Aequos, promossa dagli stessi GAS e quindi non vissuta come "esterna". Aequos ha esteso i suoi servizi a molti GAS non solo varesini, con contratti con produttori in prevalenza non locali e con un fatturato di circa un milione di euro l'anno ...

     

  • Michele (@michele)
    By Michele (@michele)

    Marco Geronimi Stoll sono contento che ti sia piaciuto questo mio post. Hai ragione sulle indoli mutevoli ma credo che questo aspetto sia dovuto all'estrema precarietà di moltissime attività imprenditoriali del mondo Ecosol, spesso e volentieri troppo piccole per stare in piedi dignitosamente. Hai ragione anche sugli eroi che si stancano e cercano di diventare pericolosamente furbetti ma io mi preoccupo ancor più di quelli che lo sono in partenza...più o meno dichiaratamente.

    Davide Bi verissimo. A me però stupisce, anzi fa rabbia, che non si faccia comunità, che molto spesso non ci si supporti a vicenda neanche tra attori Ecosol. Sono convinto che esista già un grandissimo numero di professionalità, servizi, prodotti e consum-attori da creare una vera alternativa ma fin quando ognuno va più o meno per conto suo e neanche comunica (ah! La comunicazione, altro bell'argomento) ciò che di buono sta facendo...gi squali dell'economia tradizionale continuano ad ingrassare e sottrarre risorse...

    A proposito, questa animazione, Il grande pesce, è molto bella, consiglio visione :)

    Grazie per i vostri commenti!

     

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